Recensioni e commenti al cd “Il Canto degli Alberi"

 

Recensione di "Luthien" sul sito www.faramir.it

"Non sbagliava Pessoa quando con il delicatissimo verso "Siediti al sole. Abdica / e sii re di te stesso" consigliava di mettersi alla ricerca di quella particolare armonia che lega l’uomo alla natura. Difficilmente poeti e artisti sbagliano strada affidandosi al proprio istinto…

Quando venni a sapere che il nuovo album dei Lingalad si sarebbe intitolato Il Canto degli Alberi rimasi piacevolmente stupita: certo che gli alberi cantano! Finalmente qualcuno si era fermato ad ascoltarli e riferiva in musica le loro parole. Allora avevo appena terminato la lettura del libro “La vita segreta delle piante” e le armonie nascoste della natura mi avevano stupita e affascinata. Trovai meritevole l’idea di musicarle. Innanzitutto la musica è il canale privilegiato della comunicazione ed in secondo luogo esiste uno stretto rapporto che intercorre tra le note musicali e le forme delle piante e di cui pochi sono a conoscenza. Hans Kayser si dedicò a lungo allo studio del rapporto esistente tra l’armonia delle ottave, le piante e le note musicali e osservò che “proiettando tutti i toni nello spazio di una ottava […] e tracciando gli angoli in un determinato modo, si ottiene il prototipo della forma di una foglia. L’intervallo dell’ottava, base delle composizioni musicali e di tutte le sensazioni, racchiude in sé la forma della foglia”. Perciò ancora prima di gioire per l’album gioii per il titolo.

Non potendo (né volendo) scrivere una recensione tecnica mi dedico alla stesura di una recensione… sentimentale. Né, del resto, potrei fare altrimenti dal momento che queste musiche nascono grazie all’ispirazione dei luoghi incantevoli del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In questi luoghi magici viene concessa non solo la possibilità di ammirare la natura, ma anche di mettersi in ascolto. A coloro che lo fanno i boschi parlano, suggerendo armonie nascoste. Nel dire questo penso al bellissimo brano Forca d’Acero: vi siete mai trovati a passeggiare in un bosco di notte? Inconsciamente i sensi si dilatano e vi accorgete per la prima volta di sentire rumori di cui forse in altre situazioni non vi sareste accorti, profumi che non conoscevate prima di quel momento. Rubando nuovamente le parole a Pessoa si potrebbe dire che una calma completa vi invade, e tutto il riposo della natura è con voi. Questo mi suggerisce il brano musicale.
Degne di merito, secondo la mia opinione, sono anche Il colle dei lupi e Alba a Lago Vivo, che nasce con la dolcezza di un primo raggio. E’ la continua magia della luce che si rinnova. Ascoltate queste musiche chiudendo gli occhi e scoprirete che vi parlano per immagini.
Il mormorio dell’acqua accompagna i suoni incantati di Piccola Radura della Luna. Quando ascolto questo dolcissimo brano, presente anche nell’album Voci dalla Terra di Mezzo, mi torna in mente la nostalgia degli Elfi ed il loro amore per la voce dell’acqua: “E si dice, dagli Eldar, che nell’acqua tutt’ora viva l’eco della Musica degli Ainur più che in ogni altra sostanza reperibile su questa terra”.
Determinate vibrazioni sonore esercitano il loro influsso sia sulle piante che sull’uomo, rendendo magicamente necessario il legame tra musica e vita. Lo stesso Tolkien fece nascere il Mondo dalla Musica; Iluvatar rivolgendosi agli Ainur disse loro: “Ecco la vostra Musica! Questo è il vostro canto; e ognuno di voi troverà quivi contenute, dentro il disegno che vi espongo, tutte quelle cose che apparentemente egli stesso ha concepito o aggiunto.” L’atto creativo non solo prende vita, ma possiede una sua melodia che rimane in tutto ciò che è creato. Spetta a noi coglierla.

E parlando di Tolkien sposto ora l’attenzione sull’album Voci dalla Terra di Mezzo.
Il nostro caro professore parlava spesso di nostalgia per gli Elfi. Credo che a molti di noi succeda la stessa cosa. Non si tratta di una sensazione infantile, anzi, questo sentimento che spinge a cercare senza riposo, a desiderare creature e mondi perduti, cose di cui la nostra mente pare non conservare più il ricordo, rivela secondo me il bisogno dell’uomo di legarsi alle sue tradizioni e al suo passato. E’ la ricerca delle radici e, si sa, le radici profonde non gelano. Ma non solo: è anche ricerca di un nuovo rapporto con noi stessi e con ciò che ci sta intorno, in primo luogo con la natura. Più o meno consciamente siamo consapevoli del fatto che è dal rapporto che impostiamo con ciò che ci circonda che (usando proprio le parole di Giuseppe Festa) “dipende la nostra sopravvivenza e quella degli altri esseri viventi, compagni di viaggio su questo incredibile vascello di vita che è la Terra”.

 Mi è sempre piaciuto osservare in che modo la gente decida di rendere omaggio al professore di Oxford e alle sue opere: c’è chi preferisce usare matite e colori, chi le parole, chi (con meno manualità ma maggior spirito pratico) brinda alla sua salute in compagnia di un buon boccale di birra… e chi ricrea le sue atmosfere attraverso la musica. E’ il caso, riuscito, dell’album Voci dalla Terra di Mezzo: un invito ad intraprendere un viaggio, a seguire un lungo sentiero. Si parte infatti con un invito ad oltrepassare l’uscio di casa e a seguire quella Via infinita che conduce verso chissà quali luoghi lontani; un viaggio all’esterno, certamente, ma anche all’interno di noi stessi. In questo cammino la musica ci sfiora tenue, accompagnandoci dai boschi dell’Eriador all’accogliente cucina di una casa hobbit dove una teiera fumante ci attende. Vorrei in particolare segnalare il brano Accanto al fuoco per la delicatezza con cui le note si uniscono al testo: rimane intatta quella dolcissima malinconia che caratterizza la lontananza dalle vive immagini dei ricordi. Una bellissima canzone da sussurrare mentre si passeggia nel bosco…
Poi il viaggio finisce e il sogno svanisce, ma ci assale lo stesso dubbio di Frodo al suo Ritorno nella Contea: pare quasi di ricadere nel sonno dopo che così vive erano state le nostre emozioni.

In modi sempre diversi la Terra di Mezzo vive nel cuore di coloro che la amano. Ogni persona si crea questo mondo fantastico lasciando la mente libera di ricamare sulle parole di Tolkien: ogni persona quindi, a modo suo, crea. E spesso capita che diverse visioni si intreccino per formarne una migliore e più completa. Credo che questo album sia un contributo per cogliere nuovi scorci di questa terra incantata".