"La Terra di Mezzo è il luogo in cui dimorano i miei sogni. La sua straordinaria e selvaggia bellezza sembra appartenere ormai ad un tempo remoto; eppure, talvolta, è così vicina da poterne sentire ancora la magia: essa, infatti, è nella mente, nel cuore e negli occhi di chi sa vedere.

Inoltrarsi nella Terra di Mezzo significa iniziare un viaggio dentro sé stessi, scoprendo desideri nascosti e paure profonde, gioie inaspettate e dolori che trafiggono.

Le musiche che ho composto vogliono essere semplicemente un invito a intraprendere questo meraviglioso cammino lungo il difficile sentiero."
                                                                                                                               
Giuseppe Festa

 

 

La Via prosegue senza fine  (su)

 

 
La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte
Ora la Via è fuggita avanti
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Fino all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri
E poi dove andrò…nessuno lo sa

La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte
Ora la Via è fuggita avanti
Presto la segua colui che parte
Cominci pure un nuovo viaggio
Ma io che ora sono assonnato e stanco
Mi fermerò all’osteria del villaggio
E dormirò un sonno lungo e franco

 

 

 

 


La Foresta di Fangorn
(su)

 Le stagioni in una foresta sono come quelle della vita, ognuna con colori, voci e respiri diversi.
A condurci tra esse è ora un Ent, ossia un pastore d’alberi: lunghe mani nodose, pelle liscia come corteccia di faggio e barba fatta di mille radici, muschi e licheni.
Ma sono gli occhi che lasciano senza fiato, pozzi profondi di ricordi remoti. Il suo nome è Fangorn.

 


Quando Primavera apre le foglie di faggio e la linfa scorre nei rami
Quando luce brilla sul rapido fiume e il vento spazza colli lontani
Quando è lungo il passo e profondo il respiro
E’ chiaro il cielo e l’aria fresca
Quando è lungo il passo e radioso il cammino
E’ chiaro il cielo e l’aria fresca

Quando Estate avvolge la terra in un abbraccio, quando sotto fronde dormienti
Gli alberi sognano e sussurrano in coro e il vento soffia da occidente
Quando è lungo il passo e profondo il respiro
E’ chiaro il canto e l’erba fresca
Quando è lungo il passo e leggero il cammino
E’ chiaro il canto e l’erba fresca

Ritorna a me, ritorna da me
E dì che è bella la mia foresta
Ritorna a me, ritorna da me
E dì che è bella la mia foresta

Quando Autunno immerge i boschi nella nebbia e porta lontano il sentiero
Sulle umide foglie screziate di rosso il piede si posa leggero
Quando è lungo il passo e profondo il pensiero
E il vento freddo il viso sfiora
Quando è lungo il passo e tortuoso il cammino
E il vento freddo il manto sfiora

Ritorna a me, ritorna da me
E dì che è bella la mia dimora
Ritorna a me, ritorna da me
E dì che è bella la mia dimora

 

 

 


Tom Bombadil
(su)

 “Il più anziano, ecco chi sono. Ricordate, amici, quel che vi dico: Tom era qui prima del fiume e degli alberi; Tom ricorda la prima goccia di pioggia e la prima ghianda. Egli ha deciso di vivere in una piccola casa ai piedi del colle, non lontano dalla Vecchia Foresta e dalla sorgente di un fiume chiamato Sinuosalice. E lì trascorre la sua vita con Baccador, sua compagna e figlia della Regina del Fiume”.

Tom Bombadil

 

Tom Bombadil è un tipo assai allegro
Porta stivali gialli e una giacca blu cielo
Nessuno l’ha mai preso perché egli è il Messere
Potenti i suoi canti, veloce il suo piede

Ai piedi della collina il vento soffia leggero
Veloci i passi mi portano a casa, agili come un pensiero
Sulla soglia aspetta al debole lume
La mia dolce Dama, la Figlia del Fiume

Veloci piccoli miei, che il Sinuosalice risalite
Tom corre avanti, le candele accende
Già cala il sole, la notte vi attende
Giunte le ombre la nostra porta aprite
Dai vetri e le finestre la luce si intravede
Non temete i neri ontani e i salici canuti
Presto venite, vi aspetterem seduti

 

 

 

 
Il Grigio Viandante (su)

 Il Grigio Viandante non è altri che Gandalf,  Mithrandir nell’idioma elfico, il più saggio fra gli Stregoni della Terra di Mezzo.
Quella che segue non è che una rozza eco dei canti che un tempo parlavano di lui.

 


Grigia era la sera nella Contea
E il suo passo si udiva sulla collina
Ma prima che l’alba brillasse serena
Già era partito per la sua via

Dalle Terre Selvagge agli Occidentali Lidi
Dai deserti del Nord alle verdi brughiere
Nel covo del Drago e nei nascosti nidi
Egli camminò senza temere

Con Uomini ed Elfi, con Nani ed Istari
Con coloro che non muoiono e con i mortali
Carboni neri nell’occhio impetuoso
Ma pronti ad accendere un riso gioioso

Voce squillante, mano che guarisce
La schiena curva sotto un gran peso
Bastone che guida, spada che ferisce
Un pellegrino stanco sul lungo sentiero

Dai Liberi Giorni di un tempo remoto
Sfida da solo sia l’Ombra che il Fuoco
Un vecchio dal cappello sgualcito e corroso
Si appoggia al suo fedele bastone nodoso

 

 

 

 

Accanto al fuoco (su)

I versi che compongono il prossimo brano sono stati scritti da Bilbo Baggins in persona, un Hobbit estremamente stravagante e bizzarro, capace di allegre battute e riflessioni profonde.
Egli si perde tra i ricordi e riflette sull’inverno della propria vita, che è ormai alle porte: quante cose potrebbe ancora vedere e scoprire! Ma ora è tempo di lasciare che altri percorrano il sentiero: questo è infatti il destino delle stirpi mortali e Bilbo lo sa bene.  Peccato che l’Uomo moderno sembri non accorgersene, accecato com’è dalla  superbia e dalla convinzione di essere immortale su questa Terra!

 


Seduto accanto al fuoco rifletto
Su tutte le cose che ho visto
Sulle mille farfalle e i fiori nei campi
In estasi da me ormai lontani
E penso a foglie gialle e a tele di ragno
Di autunni che più non verranno
Alle nebbiose mattine e al sole d’argento
Ai miei capelli agitati dal vento

Seduto accanto al fuoco rifletto sul mondo che sarà
Quando l’Inverno un giorno giungerà

Vi sono infatti tante e tante cose
Che ancora io non conosco
Il verde e il profumo delle rose
Diversi in ogni prato e in ogni bosco
Seduto accanto al fuoco rifletto
Su popoli vissuti tanto tempo fa
E penso a coloro che vedranno un mondo
Che a me per sempre ignoto sarà

Ma mentre lì seduto rifletto sui tempi  che fuggon veloci
Ascolto in ansia ed aspetto il ritorno di passi e di voci

 


 

 

L’Oscura Profezia (su)

 “L’Oscura Profezia” è tratta da un antichissimo poema della tradizione elfica. Essa ci ricorda che il Male esiste e che spesso è parte di noi stessi, anche se è difficile ammetterlo. Non è forse vero che ognuno di noi possiede un “Anello” di cui vorrebbe disfarsi?
 

 

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia nera

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli

Nella Terra di Mordor dove l’ombra cupa scende
Nella Terra di Mordor dove l’ombra cupa scende

 

 

 

 

Piccola Radura della Luna (su)

 Penso che talvolta un’esperienza vissuta possa cambiare il corso di una vita: il ricordo della Piccola Radura della Luna, attraversata silenziosamente in una magica notte di inizio estate, ha cambiato la mia.

 


(Strumentale)

 

 

 

 

 

Beren e Tinuviel (su)

“Vi racconterò la storia di Tinuviel”, disse Aragorn, “in breve, poiché è molto lunga e non se ne conosce la fine. Nessuno, al giorno d’oggi, la ricorda tale quale veniva narrata anticamente. Parla dell’incontro di Beren, figlio di Barahir e di Luthien Tinuviel. Beren era un mortale, ma Tinuviel era la figlia di Thingol, Re degli Elfi nella Terra di Mezzo allorchè il mondo era giovane; la più dolce e soave fanciulla che sia mai esistita. La sua bellezza era pari al rifulgere delle stelle oltre le nebbie delle Terre Nordiche, che parevano rispecchiarsi nel suo viso luminoso. In quei giorni il Grande Nemico viveva nel Nord, ad Angband, e gli Elfi dell’Ovest, con l’appoggio di alcuni fra gli Uomini, gli dichiararono guerra. Ma il Nemico fu vittorioso, e Barahir ucciso, e Beren dovette fuggire tra immensi pericoli, scavalcando le Montagne Nebbiose e giungendo nel Regno di Thingol, nascosto nella Foresta di Neldoreth. Lì fu incantato dalla vista di Luthien che cantava e danzava in una radura vicino al magico fiume Esgalduin, e la chiamò Tinuviel, che vuol dire Usignolo nella lingua arcaica.
Molti dispiaceri ed eventi nefasti li separarono in seguito, anche se non vengono narrati da questa canzone. Alla fine Beren morì e spirò tra le braccia amorose di Tinuviel; ma ella scelse la mortalità per poterlo seguire. Si canta che si incontrarono nuovamente al di là dei Mari che separano i mondi, e che camminarono ancora qualche tempo vivi tra i verdi boschi e che poi assieme oltrepassarono, tanti e tanti anni fa, i confini del nostro mondo."
 

 


Lunghe eran le foglie e l’erba fresca
Le cicute ondeggiavano fiorite e belle
Una luce brillava nella foresta
Era tra le ombre un luccicar di stelle
Tinuviel ballava nella radura
Di un flauto nascosto alla musica pura

Lì giunse Beren dal monte nebbioso
Tra le fronde e gli alberi disperso
Dove l’elfico fiume scorre tumultuoso
Camminò solitario ed in pensieri immerso
E vide con gran meraviglia
Dalie dorate ricoprirle il manto
Sulla lunga veste luce di stelle
E bionde cascate sulle sue spalle

Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella

Passato l’inverno ella tornò a danzare
E col suo canto giunse la primavera
Inseguita di nuovo ella fuggì via
Ma l’elfico suo nome era poesia
E allora si fermò ad ascoltarlo
Come incantata dalla voce di Beren
Che svelto la raggiunse per magia
E la vide tra le braccia brillare

Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella

 

 

 

 

Lingalad (su)

 "Mille e mille suoni diversi riempiono l’aria scura sotto le fronde. Sono le nostre voci; siamo noi Grandi Alberi, che usiamo il vento per cantare come voi usate l’aria per parlare. Porta queste voci con te e trasformale in musica per gli Uomini.Io ti chiamo Lingalad, Canto degli Alberi!"
                                                                                                         Il Grande Faggio

Desidero dedicare questa canzone a Gianni e ai Cinque Viandanti di Forca d’Acero.

 


Ho viaggiato per giorni e giorni
Tra immense foreste e brughiere deserte
Ho dormito sotto le stelle
E ai piedi di grandi abeti
Ho acceso fuochi sotto i raggi della luna crescente

Ed ora sono qui in questa conca scura
Sotto rami imponenti
Accanto ad una fonte che dicono magica
Qui troverò forse il senso a una vita fuggente

Ma il silenzio che mi inonda la mente
Lascia il posto a delle voci sommesse
Che si fondono in un solo respiro
Sulla pelle come mille carezze

Il vento tra noi lo sai porterà
Strane parole, nuove realtà
Il vento che poi tra noi si alzerà
Musica diventa già

Sono avvolto da un velo di strane visioni
Ed immagini vaghe
E porto dentro al cuore la forza di un sogno
Nato tra le ombre di un bosco e la vita reale

Il cammino che mi aspetta domani
Sarà forse su una strada diversa
Ma la Via che mi appare ormai chiara
Ora so che non sarà mai più persa

Il vento tra noi lo sai porterà
Strane parole, nuove realtà
Il vento che poi tra noi si alzerà
Musica diventa già

 

 

 

 

Filastrocca Hobbit (su)

 Ecco un allegro motivetto che gli Hobbit amano canticchiare sulla via di casa, specialmente quando, di sera, rientrano da una lunga passeggiata tra i boschi e i verdi colli.
 

 

Rosso è il fuoco nel camino
Sotto al tetto un letto aspetta
Ma non son stanchi i nostri piedi
Questa sera non c’è fretta

Alberi, fiori, foglie e fuscelli
Fateli passare, fateli passare
Sotto al cielo colli e ruscelli
Passeranno oltre

Voltato l’angolo forse ci aspetta
Un ignoto portale o una strada stretta
Se oggi purtroppo andar oltre dovremo
Domani può darsi che la seguiremo

Mela, spina, noce e prugna
Fatele passare, fatele passare
Sabbia, pietra, stagno e dirupo
In bocca al lupo

Dietro è la casa, davanti a noi il mondo
E mille le vie che son sullo sfondo
Vespri, notti, luce di stelle
Davanti la casa e dietro a noi il mondo

Ombre, nebbia, nuvole e foschia
Sbiadiranno via, sbiadiranno via
Fuoco, luce, da bere e da mangiare
Così tutti a letto poi potremo andare

 

 

 

 

Lothlorien (su)

 "Laggiù si trovano i boschi di Lothlorien!", disse Legolas. "E’ la più bella fra tutte le dimore della mia gente. Non vi sono alberi pari agli alberi di quella terra; in autunno le loro foglie non cadono, bensì diventano d’oro; per cadere aspettano la primavera, che porta il nuovo verde, e ricopre i rami di fiori gialli. Allora il suolo del bosco è d’oro, e d’oro anche il soffitto, e le colonne d’argento, poiché la corteccia degli alberi è liscia e grigia. E’ li che vivono gli Elfi di Lorien, su alberi così grandi da sembrare torri viventi. Di notte, tra i loro rami frondosi, brillano innumerevoli luci, verdi, oro ed argento. Non si odono passi sui sentieri, ma nell’aria vibrano voci leggere e canti, che giungono dall’alto come limpida pioggia gocciolante sulle foglie."
 

 

(strumentale)

 

 

 

 

Montagne di Luna inondate (su)

 Fin dove vogliamo spingere i nostri passi? Quanto lontano deve andare l’Uomo per riuscire ad avvicinarsi veramente a se stesso, per trovare il suo posto su questo Pianeta? La risposta non è certo facile, ma è da questa che ormai dipende la nostra sopravvivenza e quella degli altri esseri viventi, compagni di viaggio su questo incredibile "vascello di vita" che è la Terra.
Eppure, credo che una semplice passeggiata notturna in una foresta, con il chiarore delle stelle che filtra tra le foglie ed illumina un vago sentiero, possa aiutarci a rispondere a molte domande. Sarebbe un buon modo per cominciare a respirare la magia della vita in ogni sua forma e per sentirsi finalmente un tutt’uno con essa, invece che credersene estranei o, peggio ancora, padroni; e con un po’ di fortuna, chissà…potremmo infine raggiungere un’ampia radura e rimanere senza fiato davanti ad un orizzonte di montagne inondate di Luna.
Quanta meraviglia nelle cose che non costano nulla!
 

 

Sempre, sempre le strade vanno avanti
Sotto le piante, a costeggiare antri
Che di ogni luce sono mancanti
Lungo ruscelli che non vanno al mare
Sopra la neve che d’inverno cade
In mezzo ai fiori dorati d’estate
Sopra le pietre e i prati di rugiade
Sotto montagne di Luna inondate

Sempre, sempre le strade vanno avanti
Sotto le nubi o la volta stellata
Ma i piedi incerti nel cammino erranti
Volgono infine alla dimora amata
Gli occhi che han visto fiamme ardenti
E in sale di pietra orrori ignoti
Guardano infine i boschi ridenti
Gli alberi e i colli a loro noti

Sempre, sempre le strade vanno avanti
Lungo dirupi, a costeggiare antri
Che di ogni luce sono mancanti
Lungo torrenti che non vanno al mare
Sotto la pioggia che d’autunno cade
In mezzo ai campi dorati d’estate
Sopra le pietre e i prati di rugiade
Sotto montagne di Luna inondate

 

 

 

 

Il Ritorno (su)

 Nonostante il viaggio sia finito e il Sole ormai sorto, ai nostri occhi le Stelle, custodi del magico mondo notturno, possono continuare a brillare nel cielo…l’importante è non credere che il viaggio sia realmente alla fine e che la nostra vita non abbia più emozioni da offrirci.
Se così pensassimo le Stelle si coprirebbero di un velo e sarebbe allora impossibile iniziare una nuova avventura seguendo i sentieri stellati dei nostri sogni.
 

 

Nelle terre dell’Ovest dove il Sole brilla
A lungo i passi mi hanno portato
Dove il Verde Cammino di giorno scintilla
E di sera risplende fatato

Senza le nubi le notti son belle
E portan con sé le betulle
Bianche gemme le elfiche Stelle
Tra le loro chiome di fanciulle

Del lungo viaggio la fine è arrivata
La strada si ferma davvero
Ma la mente già insegue una traccia stellata
Come un' orma su un nuovo sentiero

Oltre le ombre il Sole si è alzato
Ma le Stelle brillano in cielo
Non dirò che il Giorno è passato
Che le Stelle portano un velo