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La
Via prosegue senza fine
(su) |
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La Via prosegue
senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte
Ora la Via è fuggita avanti
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Fino all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri
E poi dove andrò…nessuno lo sa
La
Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte
Ora la Via è fuggita avanti
Presto la segua colui che parte
Cominci pure un nuovo viaggio
Ma io che ora sono assonnato e stanco
Mi fermerò all’osteria del villaggio
E dormirò un sonno lungo e franco |
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La
Foresta di Fangorn
(su)
Le
stagioni in una foresta sono come quelle della vita, ognuna con
colori, voci e respiri diversi.
A condurci tra esse è ora un Ent, ossia un pastore
d’alberi: lunghe mani nodose, pelle liscia come corteccia di
faggio e barba fatta di mille radici, muschi e licheni.
Ma sono gli occhi che lasciano senza fiato, pozzi profondi di
ricordi remoti. Il suo nome è Fangorn. |
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Quando
Primavera apre le foglie di faggio e la linfa scorre nei rami
Quando luce brilla sul rapido fiume e il vento spazza colli
lontani
Quando è lungo il passo e profondo il respiro
E’ chiaro il cielo e l’aria fresca
Quando è lungo il passo e radioso il cammino
E’ chiaro il cielo e l’aria fresca
Quando
Estate avvolge la terra in un abbraccio, quando sotto fronde
dormienti
Gli alberi sognano e sussurrano in coro e il vento soffia da
occidente
Quando è lungo il passo e profondo il respiro
E’ chiaro il canto e l’erba fresca
Quando è lungo il passo e leggero il cammino
E’ chiaro il canto e l’erba fresca
Ritorna a
me, ritorna da me
E dì che è bella la mia foresta
Ritorna a me, ritorna da me
E dì che è bella la mia foresta
Quando
Autunno immerge i boschi nella nebbia e porta lontano il sentiero
Sulle umide foglie screziate di rosso il piede si posa leggero
Quando è lungo il passo e profondo il pensiero
E il vento freddo il viso sfiora
Quando è lungo il passo e tortuoso il cammino
E il vento freddo il manto sfiora
Ritorna a
me, ritorna da me
E dì che è bella la mia dimora
Ritorna a me, ritorna da me
E dì che è bella la mia dimora |
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Tom
Bombadil
(su)
“Il
più anziano, ecco chi sono. Ricordate, amici, quel che vi dico:
Tom era qui prima del fiume e degli alberi; Tom ricorda la prima
goccia di pioggia e la prima ghianda. Egli ha deciso di vivere in
una piccola casa ai piedi del colle, non lontano dalla Vecchia
Foresta e dalla sorgente di un fiume chiamato Sinuosalice. E lì
trascorre la sua vita con Baccador, sua compagna e figlia della
Regina del Fiume”.
Tom
Bombadil |
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Tom
Bombadil è un tipo assai allegro
Porta stivali gialli e una giacca blu cielo
Nessuno l’ha mai preso perché egli è il Messere
Potenti i suoi canti, veloce il suo piede
Ai
piedi della collina il vento soffia leggero
Veloci i passi mi portano a casa, agili come un pensiero
Sulla soglia aspetta al debole lume
La mia dolce Dama, la Figlia del Fiume
Veloci
piccoli miei, che il Sinuosalice risalite
Tom corre avanti, le candele accende
Già cala il sole, la notte vi attende
Giunte le ombre la nostra porta aprite
Dai vetri e le finestre la luce si intravede
Non temete i neri ontani e i salici canuti
Presto venite, vi aspetterem seduti |
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Il
Grigio Viandante
(su)
Il
Grigio Viandante non è altri che Gandalf, Mithrandir
nell’idioma elfico, il più saggio fra gli Stregoni della Terra
di Mezzo.
Quella
che segue non è che una rozza eco dei canti che un tempo
parlavano di lui. |
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Grigia era la sera nella Contea
E il suo passo si udiva sulla collina
Ma prima che l’alba brillasse serena
Già era partito per la sua via
Dalle Terre
Selvagge agli Occidentali Lidi
Dai deserti del Nord alle verdi brughiere
Nel covo del Drago e nei nascosti nidi
Egli camminò senza temere
Con Uomini
ed Elfi, con Nani ed Istari
Con coloro che non muoiono e con i mortali
Carboni neri nell’occhio impetuoso
Ma pronti ad accendere un riso gioioso
Voce
squillante, mano che guarisce
La schiena curva sotto un gran peso
Bastone che guida, spada che ferisce
Un pellegrino stanco sul lungo sentiero
Dai Liberi
Giorni di un tempo remoto
Sfida da solo sia l’Ombra che il Fuoco
Un vecchio dal cappello sgualcito e corroso
Si appoggia al suo fedele bastone nodoso |
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Accanto
al fuoco
(su)
I versi che compongono il prossimo brano
sono stati scritti da Bilbo Baggins in persona, un Hobbit
estremamente stravagante e bizzarro, capace di allegre battute e
riflessioni profonde.
Egli
si perde tra i ricordi e riflette sull’inverno della propria
vita, che è ormai alle porte: quante cose potrebbe ancora vedere
e scoprire! Ma ora è tempo di lasciare che altri percorrano il
sentiero: questo è infatti il destino delle stirpi mortali e
Bilbo lo sa bene. Peccato che l’Uomo moderno sembri non
accorgersene, accecato com’è dalla superbia e dalla
convinzione di essere immortale su questa Terra! |
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Seduto accanto al fuoco rifletto
Su tutte le cose che ho visto
Sulle mille farfalle e i fiori nei campi
In estasi da me ormai lontani
E penso a foglie gialle e a tele di ragno
Di autunni che più non verranno
Alle nebbiose mattine e al sole d’argento
Ai miei capelli agitati dal vento
Seduto
accanto al fuoco rifletto sul mondo che sarà
Quando l’Inverno un giorno giungerà
Vi
sono infatti tante e tante cose
Che ancora io non conosco
Il verde e il profumo delle rose
Diversi in ogni prato e in ogni bosco
Seduto accanto al fuoco rifletto
Su popoli vissuti tanto tempo fa
E penso a coloro che vedranno un mondo
Che a me per sempre ignoto sarà
Ma
mentre lì seduto rifletto sui tempi che fuggon veloci
Ascolto in ansia ed aspetto il ritorno di passi e di voci |
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L’Oscura
Profezia
(su)
“L’Oscura
Profezia” è tratta da un antichissimo poema della tradizione
elfica. Essa ci ricorda che il Male esiste e che spesso è parte
di noi stessi, anche se è difficile ammetterlo. Non è forse vero
che ognuno di noi possiede un “Anello” di cui vorrebbe
disfarsi?
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Tre
Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia nera
Un
Anello per domarli, un Anello per trovarli
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli
Nella
Terra di Mordor dove l’ombra cupa scende
Nella Terra di Mordor dove l’ombra cupa scende |
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Piccola
Radura della Luna
(su)
Penso
che talvolta un’esperienza vissuta possa cambiare il corso di
una vita: il ricordo della Piccola Radura della Luna, attraversata
silenziosamente in una magica notte di inizio estate, ha cambiato
la mia. |
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(Strumentale)
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Beren
e Tinuviel
(su)
“Vi
racconterò la storia di Tinuviel”, disse Aragorn, “in breve,
poiché è molto lunga e non se ne conosce la fine. Nessuno, al
giorno d’oggi, la ricorda tale quale veniva narrata anticamente.
Parla dell’incontro di Beren, figlio di Barahir e di Luthien
Tinuviel. Beren era un mortale, ma Tinuviel era la figlia di
Thingol, Re degli Elfi nella Terra di Mezzo allorchè il mondo era
giovane; la più dolce e soave fanciulla che sia mai esistita. La
sua bellezza era pari al rifulgere delle stelle oltre le nebbie
delle Terre Nordiche, che parevano rispecchiarsi nel suo viso
luminoso. In quei giorni il Grande Nemico viveva nel Nord, ad
Angband, e gli Elfi dell’Ovest, con l’appoggio di alcuni fra
gli Uomini, gli dichiararono guerra. Ma il Nemico fu vittorioso, e
Barahir ucciso, e Beren dovette fuggire tra immensi pericoli,
scavalcando le Montagne Nebbiose e giungendo nel Regno di Thingol,
nascosto nella Foresta di Neldoreth. Lì fu incantato dalla vista
di Luthien che cantava e danzava in una radura vicino al magico
fiume Esgalduin, e la chiamò Tinuviel, che vuol dire Usignolo
nella lingua arcaica.
Molti dispiaceri ed eventi nefasti li separarono in seguito, anche
se non vengono narrati da questa canzone. Alla fine Beren morì e
spirò tra le braccia amorose di Tinuviel; ma ella scelse la
mortalità per poterlo seguire. Si canta che si incontrarono
nuovamente al di là dei Mari che separano i mondi, e che
camminarono ancora qualche tempo vivi tra i verdi boschi e che poi
assieme oltrepassarono, tanti e tanti anni fa, i confini del
nostro mondo." |
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Lunghe eran le foglie e l’erba fresca
Le cicute ondeggiavano fiorite e belle
Una luce brillava nella foresta
Era tra le ombre un luccicar di stelle
Tinuviel ballava nella radura
Di un flauto nascosto alla musica pura
Lì
giunse Beren dal monte nebbioso
Tra le fronde e gli alberi disperso
Dove l’elfico fiume scorre tumultuoso
Camminò solitario ed in pensieri immerso
E vide con gran meraviglia
Dalie dorate ricoprirle il manto
Sulla lunga veste luce di stelle
E bionde cascate sulle sue spalle
Tinuviel
tra i boschi elfici fuggiva con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella
Passato
l’inverno ella tornò a danzare
E col suo canto giunse la primavera
Inseguita di nuovo ella fuggì via
Ma l’elfico suo nome era poesia
E allora si fermò ad ascoltarlo
Come incantata dalla voce di Beren
Che svelto la raggiunse per magia
E la vide tra le braccia brillare
Tinuviel
tra i boschi elfici fuggiva con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella |
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Lingalad
(su) "Mille
e mille suoni diversi riempiono l’aria scura sotto le fronde.
Sono le nostre voci; siamo noi Grandi Alberi, che usiamo il vento
per cantare come voi usate l’aria per parlare. Porta queste voci
con te e trasformale in musica per gli Uomini.Io ti chiamo
Lingalad, Canto degli Alberi!"
Il Grande Faggio
Desidero
dedicare questa canzone a Gianni e ai Cinque Viandanti di Forca
d’Acero. |
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Ho viaggiato
per giorni e giorni
Tra immense foreste e brughiere deserte
Ho dormito sotto le stelle
E ai piedi di grandi abeti
Ho acceso fuochi sotto i raggi della luna crescente
Ed ora sono
qui in questa conca scura
Sotto rami imponenti
Accanto ad una fonte che dicono magica
Qui troverò forse il senso a una vita fuggente
Ma il
silenzio che mi inonda la mente
Lascia il posto a delle voci sommesse
Che si fondono in un solo respiro
Sulla pelle come mille carezze
Il vento tra
noi lo sai porterà
Strane parole, nuove realtà
Il vento che poi tra noi si alzerà
Musica diventa già
Sono avvolto
da un velo di strane visioni
Ed immagini vaghe
E porto dentro al cuore la forza di un sogno
Nato tra le ombre di un bosco e la vita reale
Il cammino
che mi aspetta domani
Sarà forse su una strada diversa
Ma la Via che mi appare ormai chiara
Ora so che non sarà mai più persa
Il vento tra
noi lo sai porterà
Strane parole, nuove realtà
Il vento che poi tra noi si alzerà
Musica diventa già |
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Filastrocca Hobbit
(su)
Ecco
un allegro motivetto che gli Hobbit amano canticchiare sulla via
di casa, specialmente quando, di sera, rientrano da una lunga
passeggiata tra i boschi e i verdi colli.
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Rosso
è il fuoco nel camino
Sotto al tetto un letto aspetta
Ma non son stanchi i nostri piedi
Questa sera non c’è fretta
Alberi,
fiori, foglie e fuscelli
Fateli passare, fateli passare
Sotto al cielo colli e ruscelli
Passeranno oltre
Voltato
l’angolo forse ci aspetta
Un ignoto portale o una strada stretta
Se oggi purtroppo andar oltre dovremo
Domani può darsi che la seguiremo
Mela, spina,
noce e prugna
Fatele passare, fatele passare
Sabbia, pietra, stagno e dirupo
In bocca al lupo
Dietro è la
casa, davanti a noi il mondo
E mille le vie che son sullo sfondo
Vespri, notti, luce di stelle
Davanti la casa e dietro a noi il mondo
Ombre,
nebbia, nuvole e foschia
Sbiadiranno via, sbiadiranno via
Fuoco, luce, da bere e da mangiare
Così tutti a letto poi potremo andare |
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Lothlorien
(su)
"Laggiù
si trovano i boschi di Lothlorien!", disse Legolas.
"E’ la più bella fra tutte le dimore della mia gente. Non
vi sono alberi pari agli alberi di quella terra; in autunno le
loro foglie non cadono, bensì diventano d’oro; per cadere
aspettano la primavera, che porta il nuovo verde, e ricopre i rami
di fiori gialli. Allora il suolo del bosco è d’oro, e d’oro
anche il soffitto, e le colonne d’argento, poiché la corteccia
degli alberi è liscia e grigia. E’ li che vivono gli Elfi di
Lorien, su alberi così grandi da sembrare torri viventi. Di
notte, tra i loro rami frondosi, brillano innumerevoli luci,
verdi, oro ed argento. Non si odono passi sui sentieri, ma
nell’aria vibrano voci leggere e canti, che giungono dall’alto
come limpida pioggia gocciolante sulle foglie."
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(strumentale)
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Montagne di Luna
inondate
(su)
Fin
dove vogliamo spingere i nostri passi? Quanto lontano deve andare
l’Uomo per riuscire ad avvicinarsi veramente a se stesso, per
trovare il suo posto su questo Pianeta? La risposta non è certo
facile, ma è da questa che ormai dipende la nostra sopravvivenza
e quella degli altri esseri viventi, compagni di viaggio su questo
incredibile "vascello di vita" che è la Terra.
Eppure, credo che una semplice passeggiata notturna in una
foresta, con il chiarore delle stelle che filtra tra le foglie ed
illumina un vago sentiero, possa aiutarci a rispondere a molte
domande. Sarebbe un buon modo per cominciare a respirare la magia
della vita in ogni sua forma e per sentirsi finalmente un
tutt’uno con essa, invece che credersene estranei o, peggio
ancora, padroni; e con un po’ di fortuna, chissà…potremmo
infine raggiungere un’ampia radura e rimanere senza fiato
davanti ad un orizzonte di montagne inondate di Luna.
Quanta meraviglia nelle cose che non costano nulla!
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Sempre,
sempre le strade vanno avanti
Sotto le piante, a costeggiare antri
Che di ogni luce sono mancanti
Lungo ruscelli che non vanno al mare
Sopra la neve che d’inverno cade
In mezzo ai fiori dorati d’estate
Sopra le pietre e i prati di rugiade
Sotto montagne di Luna inondate
Sempre,
sempre le strade vanno avanti
Sotto le nubi o la volta stellata
Ma i piedi incerti nel cammino erranti
Volgono infine alla dimora amata
Gli occhi che han visto fiamme ardenti
E in sale di pietra orrori ignoti
Guardano infine i boschi ridenti
Gli alberi e i colli a loro noti
Sempre,
sempre le strade vanno avanti
Lungo dirupi, a costeggiare antri
Che di ogni luce sono mancanti
Lungo torrenti che non vanno al mare
Sotto la pioggia che d’autunno cade
In mezzo ai campi dorati d’estate
Sopra le pietre e i prati di rugiade
Sotto montagne di Luna inondate |
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Il Ritorno
(su)
Nonostante
il viaggio sia finito e il Sole ormai sorto, ai nostri occhi le
Stelle, custodi del magico mondo notturno, possono continuare a
brillare nel cielo…l’importante è non credere che il viaggio
sia realmente alla fine e che la nostra vita non abbia più
emozioni da offrirci.
Se così pensassimo le Stelle si coprirebbero di un velo e sarebbe
allora impossibile iniziare una nuova avventura seguendo i
sentieri stellati dei nostri sogni.
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Nelle
terre dell’Ovest dove il Sole brilla
A lungo i passi mi hanno portato
Dove il Verde Cammino di giorno scintilla
E di sera risplende fatato
Senza le
nubi le notti son belle
E portan con sé le betulle
Bianche gemme le elfiche Stelle
Tra le loro chiome di fanciulle
Del lungo
viaggio la fine è arrivata
La strada si ferma davvero
Ma la mente già insegue una traccia stellata
Come un' orma su un nuovo sentiero
Oltre le
ombre il Sole si è alzato
Ma le Stelle brillano in cielo
Non dirò che il Giorno è passato
Che le Stelle portano un velo |
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